Cosa si intende per corruzione nel diritto penale italiano
I reati di corruzione si differenziano dagli altri delitti contro la Pubblica Amministrazione – come concussione o induzione indebita – perché qui il rapporto tra corrotto e corruttore è paritario.
Non c’è costrizione o pressione psicologica, ma un accordo consapevole fra le parti: il pactum sceleris, cioè l’intesa illecita mediante la quale il pubblico ufficiale mette la propria funzione a disposizione del privato in cambio di denaro o altre utilità.
La corruzione rappresenta dunque un mercimonio della funzione pubblica, ossia la svendita del ruolo e dei poteri che dovrebbero essere esercitati nell’interesse collettivo.
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Le tipologie di corruzione
La legge distingue due principali forme:
- Corruzione propria (art. 319 c.p.), quando l’atto concordato è contrario ai doveri d’ufficio;
- Corruzione impropria o per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.), quando il pubblico ufficiale riceve o accetta la promessa di denaro o utilità per l’esercizio delle proprie funzioni, anche se l’atto non è formalmente illegittimo.
La riforma del 2012 ha esteso notevolmente l’ambito dell’art. 318 c.p., rendendolo norma generale rispetto alla corruzione propria: oggi rientrano anche i casi in cui il funzionario mette stabilmente la sua funzione al servizio di interessi privati, fenomeno noto come mercimonio della funzione.
La norma di riferimento: art. 318 c.p.
“Il pubblico ufficiale che, per l’esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, indebitamente riceve, per sé o per un terzo, denaro o altra utilità o ne accetta la promessa è punito con la reclusione da tre a otto anni.”Esempio pratico di corruzione
Tizio, controllore ferroviario, sorprende Caia senza biglietto.
Caia, per evitare la sanzione, promette una prestazione sessuale al funzionario in cambio della sua omissione.
Questo caso integra la corruzione per l’esercizio della funzione, poiché il pubblico ufficiale accetta un’utilità indebita (sessuale, non economica) in cambio dell’esercizio distorto dei propri poteri.
Chi può commettere il reato di corruzione?
Il soggetto attivo è il pubblico ufficiale o l’incaricato di pubblico servizio.
L’art. 321 c.p. estende la punibilità anche al privato corruttore, configurando un reato necessariamente plurisoggettivo: entrambi partecipano consapevolmente all’accordo illecito.
Il bene giuridico tutelato
La norma tutela:
- il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione;
- l’interesse collettivo a evitare che la funzione pubblica diventi “disponibile” a favore di privati.
Come si configura la corruzione
La struttura del reato si fonda su due elementi principali:
1. L’accordo illecito (pactum sceleris)
È l’intesa tra pubblico ufficiale e privato per uno scambio di favori: l’uno mette a disposizione i propri poteri, l’altro offre un vantaggio economico o personale.
Non serve che siano definiti i dettagli (importo, tempi o modalità): basta la consapevolezza reciproca dell’accordo.
La Cassazione ha precisato che l’utilità deve essere rilevante e proporzionata rispetto al vantaggio ottenuto.
2. L’esercizio della funzione o dei poteri
L’accordo può riguardare attività passate, presenti o future, purché collegate all’esercizio delle funzioni istituzionali.
Non si configura corruzione se l’atto riguarda poteri di altri uffici rispetto a quello dell’agente (Cass. 13406/2019).
La giurisprudenza (Cass. 16781/2020) riconosce inoltre che, se il pubblico ufficiale si asserve in modo continuativo agli interessi di un privato, si realizza un reato unico permanente di corruzione propria, che assorbe la corruzione per l’esercizio della funzione.
Elemento soggettivo
Il reato richiede il dolo generico: la consapevolezza e la volontà di sfruttare la funzione pubblica per ottenere un vantaggio personale o per un terzo.
Per il privato, consiste nella volontà di offrire o promettere un’utilità indebita per trarne un beneficio.
Oggetto materiale del reato
L’oggetto della corruzione può essere:
- denaro, oppure
- altra utilità: qualsiasi vantaggio materiale o morale, anche non patrimoniale, che abbia valore per il pubblico agente.
Tra gli esempi riconosciuti dalla giurisprudenza: prestazioni sessuali, viaggi, alloggi gratuiti, fideiussioni, sconti o regali di valore.
Consumazione e tentativo
Il reato si consuma nel momento in cui avviene la promessa o la dazione dell’utilità.
Se entrambe si susseguono, è la dazione a determinare la consumazione.
Non è necessario che il pubblico ufficiale compia effettivamente l’atto concordato: l’accordo illecito è sufficiente.
Dottrina e giurisprudenza prevalenti escludono il tentativo nel reato di corruzione impropria.
Come difendersi da un’accusa di corruzione
La difesa può fondarsi su vari elementi:
- mancanza di prova dell’accordo illecito;
- assenza di collegamento funzionale tra il vantaggio e l’esercizio della funzione pubblica;
- dimostrazione che la dazione fosse un regalo o cortesia priva di intenti corruttivi.
Solo un’analisi approfondita delle prove consente di distinguere la corruzione vera e propria da comportamenti inidonei a integrare il reato.
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FAQ sui reati di corruzione
Qual è la differenza tra corruzione propria e impropria?
La corruzione propria riguarda atti contrari ai doveri d’ufficio; l’impropria riguarda atti formalmente leciti ma distorti da interessi privati.
Chi può essere punito per corruzione?
Può essere punito per corruzione sia il pubblico ufficiale (corrotto) che il privato (corruttore).
È reato accettare un regalo da un cittadino?
Sì, è reato accettare un regalo da un cittadino se il dono è collegato all’esercizio della funzione pubblica o finalizzato a ottenere un favore.
È necessario che il pubblico ufficiale compia l’atto promesso?
No, non è necessario che il pubblico ufficiale compia l’atto promesso: basta l’accordo illecito o la promessa.
Qual è la pena per la corruzione per l’esercizio della funzione?
La pena per la corruzione per l’esercizio della funzione è la reclusione, e può andare da tre a otto anni.
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