Skip to main content

Corruzione in atti giudiziari: spiegazione chiara dell’art. 319-ter c.p.

I delitti di corruzione nel diritto penale

I reati di corruzione sono tra le più gravi forme di delitti contro la Pubblica Amministrazione, in quanto compromettono il corretto esercizio delle funzioni pubbliche e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

A differenza della concussione o dell’induzione indebita, nella corruzione esiste un accordo consapevole tra le parti: il pubblico ufficiale e il privato si accordano per uno scambio illecito di denaro o altre utilità in cambio di un vantaggio.

Tra le forme più gravi di corruzione rientra quella prevista dall’art. 319-ter del codice penale: la corruzione in atti giudiziari, che si verifica quando il fatto corruttivo mira a favorire o danneggiare una parte in un processo.

Corruzione in atti giudiziari: art. 319-ter c.p.

“Se i fatti indicati negli articoli 318 e 319 sono commessi per favorire o danneggiare una  parte in un processo civile, penale o amministrativo, si applica la pena della reclusione da sei a dodici anni. Se dal fatto deriva l’ingiusta condanna di taluno alla reclusione non superiore a cinque anni, la pena è della reclusione da sei a quattordici anni; se deriva l’ingiusta condanna alla reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo, la pena è della reclusione da otto a venti anni.”

Esempio pratico di corruzione in atti giudiziari

Mevio e Sempronio, imputati in un processo penale, per ottenere il proscioglimento dalle accuse, consegnano una rilevante somma di denaro al sostituto procuratore che conduce l’indagine.

Quest’ultimo, in cambio, chiude l’istruttoria chiedendo la loro assoluzione.

La condotta configura il reato di corruzione in atti giudiziari, poiché la dazione di denaro è finalizzata ad ottenere un provvedimento favorevole nel processo.

Sei curioso? In questo articolo di approfondimento ti spiego i reati contro la pubblica amministrazione in generale dal punto di vista giuridico!

Chi può commettere il reato di corruzione in atti giudiziari

Il reato può essere commesso solo da un pubblico ufficiale (reato proprio). La norma non si estende agli incaricati di pubblico servizio, poiché l’art. 320 c.p. non richiama espressamente l’art. 319-ter. Tuttavia, l’art. 321 c.p. punisce anche il privato corruttore, configurando quindi un reato plurisoggettivo, che coinvolge entrambe le parti dell’accordo illecito.

Il bene giuridico tutelato

La fattispecie tutela due interessi fondamentali:

  1. Il buon andamento e l’imparzialità della Pubblica Amministrazione;
  2. Il corretto esercizio dell’attività giudiziaria, la cui neutralità è essenziale per la tutela dei diritti e la fiducia dei cittadini nella giustizia.

Come si configura la corruzione in atti giudiziari

1. Fatto corruttivo (art. 318 o 319 c.p.)

La corruzione in atti giudiziari si realizza quando il pubblico ufficiale riceve o accetta la promessa di denaro o altra utilità per favorire o danneggiare una parte in un processo. Non è necessario che l’effetto si realizzi: basta che la condotta sia diretta a raggiungere quel risultato.  L’attuale disciplina anticipa la soglia di punibilità, sanzionando anche la sola finalità corruttiva. La giurisprudenza considera la corruzione in atti giudiziari una fattispecie autonoma, e non una semplice aggravante delle ipotesi di corruzione di cui agli artt. 318 e 319 c.p. Questo perché la finalità di condizionare un processo le conferisce un disvalore maggiore, punito con pene più severe.

2. Finalità di favorire o danneggiare una parte Tale finalità si riferisce normalmente all’intento del soggetto privato, che agisce per ottenere un vantaggio o arrecare un danno a una delle parti del processo. Il pubblico ufficiale, invece, agisce con la consapevolezza che il proprio comportamento, in cambio dell’utilità ricevuta, produrrà effetti sulla decisione giudiziaria.

3. Corruzione susseguente

Le Sezioni Unite (Cass. SS.UU. 15208/2010) hanno chiarito che la corruzione in atti giudiziari sussiste anche se la dazione o la promessa avvengono dopo l’adozione dell’atto, purché l’accordo illecito sia collegato alla volontà di influenzare o ricompensare l’esito del processo.

Elemento soggettivo

Il reato richiede il dolo specifico, cioè la consapevolezza e la volontà di favorire o danneggiare una parte in un processo civile, penale o amministrativo. Non è sufficiente la mera accettazione del denaro: è necessario che l’agente agisca proprio con quella finalità.

Consumazione e tentativo

Il reato si consuma con l’accettazione della promessa o con la ricezione dell’utilità da parte del pubblico ufficiale, anche se l’effetto sul processo non si realizza. Il tentativo è configurabile quando l’accordo illecito non viene portato a termine, ad esempio perché scoperto prima della dazione.

Circostanze aggravanti

L’art. 319-ter, comma 2, prevede aggravanti qualora dal fatto derivi un’ingiusta condanna: a) alla reclusione non superiore a cinque anni → pena da 6 a 14 anni; b) alla reclusione superiore a cinque anni o all’ergastolo → pena da 8 a 20 anni.

Per “ingiusta condanna” si intendono anche i casi in cui, a causa della corruzione, la pena sia stata più grave di quella che sarebbe spettata. Non si applica invece se l’ingiustizia riguarda pene diverse dalla reclusione (es. ammenda o sanzione sostitutiva).

Come difendersi da un’accusa di corruzione in atti giudiziari

Una difesa efficace può basarsi su: – assenza del dolo specifico di favorire o danneggiare una parte; – mancanza di collegamento tra la dazione e il processo; – prova che l’utilità fosse offerta come atto estraneo alla funzione giudiziaria.

Solo un avvocato penalista esperto in reati contro la Pubblica Amministrazione può valutare la correttezza della contestazione e predisporre una strategia adeguata.

Se sei indagato o imputato per corruzione in atti giudiziari (art. 319-ter c.p.), contatta subito lo Studio Legale Passante di Napoli. Gli avvocati penalisti dello Studio vantano ampia esperienza nella difesa di reati contro la Pubblica Amministrazione e possono assisterti in ogni fase del procedimento.

Richiedi una consulenza riservata e immediata con lo Studio Legale Penale Passante. Leggi anche: – Corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio (art. 319 c.p.) – Corruzione per l’esercizio della funzione (art. 318 c.p.) – Induzione indebita a dare o promettere utilità (art. 319-quater c.p.)

FAQ sulla corruzione in atti giudiziari

Quando si parla di corruzione in atti giudiziari?

Si parla di corruzione in atti giudiziari quando la corruzione mira a influenzare o alterare il corso di un processo civile, penale o amministrativo.

Chi può commettere il reato di corruzione in atti giudiziari?

Il reato di corruzione in atti giudiziari può essere commesso solo da un pubblico ufficiale (es. magistrato, cancelliere, ufficiale giudiziario), ma è punibile anche il privato corruttore.

È necessario che la parte sia effettivamente favorita o danneggiata?

No, non è necessario che la parte sia effettivamente favorita o danneggiata. È sufficiente che la corruzione sia diretta a ottenere tale effetto, anche se non si realizza.

Cosa si intende per ingiusta condanna?

Per ingiusta condanna si intende qualsiasi condanna più grave o ingiustificata derivante dal comportamento corruttivo.

Qual è la pena prevista per il reato di corruzione in atti giudiziari?

La pena prevista per il reato di corruzione in atti giudiziari è la reclusione da sei a dodici anni, che può arrivare fino a venti anni nei casi più gravi.

Hai bisogno di un Avvocato esperto?

Contattaci e troveremo una soluzione al tuo caso